Spostare posta POP3 in IMAP con script Perl

Quando non si può scegliere IMAP per alcuni scenari di migrazione, e l’accesso per spostare posta POP3 è l’unica opzione, le informazioni dell’articolo Migrare posta tra server, via IMAP e POP3 possono essere integrate utilizzando un ulteriore software.

spostare posta pop3 con script perl

Spostare posta POP3 con pop3toimap.pl

Prendiamo in esame il kit fornito da IMAP Tools che consiste di una raccolta di programmi in Perl per la gestione della posta elettronica.

Tra i software messi a disposizione, quello da dover utilizzare è pop3toimap.pl che accetta da linea di comando le opzioni dove specificare direttamente le credenziali della casella POP3 e quelle per l’accesso IMAP:

pop3toimap.pl -p pop.server.com/utente@server.com/passPOP3 -i imap.server.com/utente@server.com/passIMAP

La sintassi alternativa da utilizzare è prevista attraverso il supporto di un file contenenti una coppia o più di credenziali, indicata in righe separate all’interno di un file di testo semplice con una sintassi fissa

popUsername password imapUsername password

che ovviamente è utile in caso di migrazioni multi utenza, con gli stessi server

pop3toimap.pl -p pop.server.com -i imap.server.com -u file_credenziali_utenti

Alcune versioni precedenti possono presentare un errore logico del codice Perl (correggibile mediante un piccolo fix a parte del codice che cicla la lettura delle mailbox), ma potendo contare sulla versione aggiornata del team di sviluppo il problema non si presenta.

Oltre il singolo script, può essere interessante consultare la guida completa all’uso: infatti visto i diversi software disponibili può essere interessante richiedere la suite completa nel caso durante la propria attività quotidiana si possa avere bisogno di soluzioni già messe a disposizione e pronte per l’utilizzo.

Errore 550 di outlook.com: soluzione al problema SC-001

A seguito di monitoraggio proattivo di una infrastruttura dedicata al servizio di posta elettronica, si presentano eventi aggressivi di blocco in invio di messaggi di posta elettronica ed è comune trovarsi di fronte ad un errore 550 di outlook.com che si presenta come un rifiuto a prendere in carico email indirizzate ai clienti Microsoft.

Essendo assolutamente legittimo per l’azienda tutelare l’efficenza della consegna di posta elettronica privilegiando fonti con la migliore reputazione possibile, sembra che in alcune occasioni sia davvero restrittiva. Infatti la tecnologia SmartScreen oltre ad effettuare controlli comuni verso dominio, indirizzo IP, DNS, SPF, DKIM, DMARC, oggetto, contenuto, liste di reputazione condivise, valutazione dei reclami mette in campo altre azioni proprietarie. Sebbene nella sezione di risoluzione dei problemi del sito Postmaster di oulook.com presenti delle opzioni comuni da poter verificare, non aiuta nella soluzione del caso particolare.

errore 550 di outlook.com visibile come estratto ritornato da postfix

Errore 550 di outlook.com del tipo SC-001

Nell’estratto di una email d’esempio, il tentativo di inoltrare ad outlook.com qualsiasi messaggio viene bloccato ed il MAILER DAEMON in questo caso presenziato da un setup Postfix comunica il fallimento. Il dettaglio del codice richiamato riporta:

550 SC-001 Messaggio rifiutato da Outlook.com per conformità ai criteri. I motivi del rifiuto possono essere correlati a contenuti con caratteristiche di posta indesiderata o alla reputazione dell’IP o del dominio. Se non sei l’amministratore della rete o della posta elettronica, contatta il tuo provider di servizi Internet o di posta elettronica per assistenza.

Il prossimo passo è stato quindi della richiesta di un accesso allo strumento Smart Network Data Service che consente praticamente di vedere il punto di vista interno ad outlook.com per specifici domini/IP/utenti che intendono comunicare con la loro rete. Compilando il modulo dentro Request Access si ottiene il privilegio di poter consultare, anche in modalità automatica, i dati in View Data per avere già indicazioni di complaints e catture delle spamtrap.

errore 550 di outlook.com non dipendente da spam trap

Va detto che la procedura è riservata a chi ha in carico una rete di indirizzamento assegnata via RIPE o attraverso LIR e la procedura interrogherà il database per l’indirizzo IP, CIDR o ASN quindi per esempio tra i destinatari possibili si troveranno i contatti di postmaster e di abuse.

Contattare il team Outlook.com Deliverability

Visto che lo scenario specifico per l’errore 550 di outlook.com non è aggredibile con queste informazioni, si passa alla sezione View IP Status che putroppo segnala la rete “Blocked due to user complaints or other evidence of spamming”: visto che il filtro SmartScreen è attivo anche per indirizzi IP che non gestiscono posta, è evidente un’opzione aggressiva che si presume attivato per una rete CIDR che intercetta anche la nostra (e magari le lamentele provengono da indirizzi contigui non a nostro carico).

A questo punto è importante chiedere assistenza al team Outlook.com Deliverability Support fornendo maggiori dettagli possibile sull’attuale situazione presentando la vostra disponibilità alla collaborazione ed i ringraziamenti di rito.

Per l’ultimo evento esaminato, vista la bontà dello stack tecnologico gestito e la mancanza di motivazioni oggettive che giustificasse il filtro, la segnalazione è stata subito gestita da Microsoft che ha pianificato l’inserimento della classe in stato Conditionally mitigated.

Il risultato è stato apprezzabile in 4 ore, dopo le quali gli invii di posta elettronica destinati ai clienti outlook.com sono stati nuovamente gestiti da Microsoft.

Migrare posta tra server, via IMAP e POP3

Considerata la dinamicità con la quale possono essere attivate delle caselle di posta elettronica tra tecnologie differenti ma aderenti agli standard, è possibile dover migrare posta o sincronizzare messaggi e struttura Maildir senza un particolare preavviso anche per poche unità.

migrare posta: imap o pop?

Migrare posta: IMAP o POP3?

La domanda se utilizzare il protocollo IMAP o POP3 per sincronizzazioni e trasferimenti può essere influenzata sia dalla disponibilità esclusiva dell’uno nei confronti dell’altro o fino alla simpatia personale: quando possibile l’indicazione è quella di utilizzare IMAP, in quanto consente la migliore flessibilità di interrogazione e gestione delle utenze di posta.

Sincronizzazione della posta con imapsync

Il software da poter utilizzare per la migrazione IMAP preso in esame è imapsync ed è scritto in Perl; disponibile con port nella maggior parte delle piattaforme, è l’ideale per trasferire e replicare in modo unidirezionale il contenuto di una casella di posta (con l’eventuale eccezione di funzionalità tipo contatti e calendario).

Per l’installazione ad esempio in CentOS, il pacchetto è disponibile all’interno del repository epel, pertanto è possibile installarlo via yum, con la sequenza di comandi

yum install epel-release
yum install imapsync

ovvero per le versioni precedenti di Centos

wget http://dl.fedoraproject.org/pub/epel/6/x86_64/epel-release-6-8.noarch.rpm
rpm -Uvh epel-release-6*.rpm
yum install imapsync

Imapsync è anche disponibile come port Darwin ed installabile con una formula Homebrew

ruby -e "$(curl -fsSL https://raw.githubusercontent.com/Homebrew/install/master/install)" < /dev/null 2> /dev/null
brew install imapsync

Il manuale completo è disponibile via man, anche se l’opzione fin da subito più comoda è –dry che nel caso sia indicata rende qualsiasi comportamento come solamente simulato.

L’esempio di migrazione base di una casella con medesimo nome utente con cambio di server e password è il seguente

/usr/bin/imapsync \
 --host1 vecchio.server.com --user1 utente@posta.com --password1 1lMioTe$$or0 \
 --host2 nuovo.server.com --user2 utente@posta.com --password2 c0m3_s3_f0ss3_an7an1

ma le opzioni sono talmente raffinabili che vale davvero la pena consultare la documentazione per trovare quelle più indicate per i propri setup.
Una volta lanciata l’esecuzione, il software ricostruisce nel nuovo server la struttura con i messaggi provenienti dalla sorgente, riportando alla fine il numero dei messaggi trasferiti, saltati, cancellati ed altri indicatori relativi alle attività completate.

imapsync running on macosx

Utilizzare icon font ed i caratteri con simboli vettoriali

L’utilizzo degli icon font nell’ambito dei progetti web consente l’utilizzo di pittogrammi e simbologie facilmente comprensibili per richiamare l’attenzione su una particolare azione o per sintetizzare un concetto in modo essenziale.

Sono possibili diverse varianti di integrazione e differenti famiglie di icone a disposizione già pronte all’utilizzo, ma ovviamente rimane sempre interessante poter utilizzare un proprio set dedicato.

Icon font famiglia Font Awesome

Vantaggi degli icon font

Dal punto di vista di chi cura la parte di sviluppo di un progetto web, le icone hanno sempre portato a sentimenti contrastanti tra soddisfazione per essere riusciti a comunicare in una piccola effige un concetto e la frustrazione a seguito delle critiche su soggetto, dimensione, colore, nitidezza ed altre caratteristiche.

Lo scenario comune può infatti rivelare che se inizialmente dettagli su questi elementi sono considerati secondari, di fatto in corso di esecuzione il tempo dedicato a queste attività si dilata facilmente.

Quindi avere preventivamente un’offerta del materiale a disposizione, le caratteristiche che è possibile rendere variabili e possibilità di semplificare e ridurre i tempi di intervento in caso di ottimizzazione.

Gli icon font rispondono a questo tratto, condividendo tra i punti:

  • incorporazione trasparente anche su progetti già attivi
  • possibilità di cambio delle dimensioni e delle caratteristiche cromatiche attraverso la manipolazione dei fogli di stile
  • sostituzione od integrazione anche tra famiglie diverse
  • fruibilità da dispositivi diversi senza dover aggiungere formati aggiuntivi
  • dimensioni contenute rispetto ad opzioni di icona in formato grafico

Soluzione con Font Awesome

La soluzione con Font Awesome risulta di diretta ed immediata esecuzione, attraverso, l’inclusione di un foglio di stile.

L’integrazione consigliata di basa su un servizio CDN attivabile con una singola riga:

<link rel="stylesheet" href="https://maxcdn.bootstrapcdn.com/font-awesome/4.6.1/css/font-awesome.min.css">

È possibile prendere visione dell’intero set più recente delle icone disponibili e le possibilità di esempio di utilizzo pratico dei codici mnemonici come attributi da aggiungere in HTML.

<i class="icona fa fa-check-square" aria-hidden="true"></i> Esempio di icona Font Awesome

Bonus Font Awesome senza HTML

Se l’inclusione di codice HTML per ottenere le icone è da evitare, rimane la possibilità di utilizzare delle istruzioni CSS, in modo equivalente a quello dell’utilizzo di un carattere specifico. In questo caso è da indicare il codice del carattere equivalente a quello ricavabile dalla tabella di riferimento non mnemonica.

.icona:before {
    position: absolute;
    font-family: "FontAwesome"; 
    content: 'f14a';
}

Anche in questo caso rimane possibile aggiungere altre istruzioni CSS come il colore e la dimensione.

 

 

Raggiungibile con tono libero: verifica automatica di un’utenza mobile

Analizzando uno scenario applicativo reale, è possibile incontrare tra le specifiche una esigenza di dover automaticamente telefonare ad un numero ed assicurarsi che risponda con tono libero, in dettaglio riconducibile al seguente estratto:

Dato un numero di utenza telefonica mobile, corrispondente alla SIM utilizzata all’interno di un terminale per telecontrollo, è possibile contattare lo stesso numero con una chiamata voce per verificare la disponibilità della rete mobile sul terminale remoto.

In caso positivo, lo stesso terminale attenderà il tempo equivalente ad uno squillo per poi rifiutare la chiamata, l’equivalente di una linea occupata.

Determinare se il terminale corrispondente al numero ha copertura GSM sufficiente per la gestione in entrata ed uscita di chiamate vocali e SMS.

L’utilizzo di ecosistemi tecnologici M2M più evoluti consentirebbe controlli più efficaci ed immediati, ma l’indicazione in questo caso è quella di rendere operativo un sistema automatico nel breve termine evitando gli interventi di recupero, aggiornamento e reinstallazione del parco terminali già in esercizio, molti dei quali collegati a macchine operatrici a lavoro in cantieri lontani dalla sede aziendale o comunque difficili da poter raggiungere.

Applicazione: controllo del tono libero su terminali installati in cantiere

Condizioni per il tono libero

Il modello del terminale, utilizza una sezione di radiocomunicazione GSM compatibile con rete e SIM ordinarie degli operatori italiani (TIM, Vodafone, Wind) che è possibile interrogare via SMS per ricevere indicazioni sullo stato di ingressi, uscite ed altri dati. L’installazione tipica è eseguita a bordo di macchine da cantiere, a volte la posizione delle stesse a malapena consente una copertura del segnale radiomobile (es. pala meccanica al lavoro in galleria); quindi è indispensabile che un’interrogazione dalla sede sia subordinata alla bontà del segnale di rete agganciato dal terminale, per poter garantire una risposta.

La condizione ideale è che a chiamata vocale diretta, il numero risulti agganciato alla rete (ovvero raggiungibile); il terminale si preoccuperà di attendere poco tempo e rifiutare la chiamata. Quindi al chiamante la centrale telefonica segnalerà almeno un tono libero.

Tutte le altre condizioni differenti sono da considerarsi come eventi che escludono il terminale come al momento raggiungibile.

Tutto questo deve rispondere a logiche programmabili, automatiche o sovrintese da personale aziendale.

FreeSWITCH e tone_detect

Dopo aver percorso alcune opzioni, incluse quelle dei test per il tono libero con modem voce PSTN, ho scelto l’uso di FreeSWITCH poiché consente un apprendimento relativamente rapido, un buon sviluppo di applicazioni personalizzate, non richiede hardware specifico e nonostante la documentazione non sia sempre chiara gli sforzi della comunità alla base della piattaforma sono enormi. Inoltre, con l’integrazione FreeSWITCH si apre il sistema verso scenari applicativi inediti.

Per poter effettuare delle chiamate in uscita, testando alcuni fornitori VoIP, ho integrato i servizi di Messagenet che è risultato quello meglio corrispondente alle aspettative.

Il componente su cui verge l’oggetto dell’articolo è tone_detect al quale passare la frequenza di riferimento del tono libero a 425 Hz ed altri parametri minori. La ricetta è contenuta come configurazione di una extension nel dialplan (prefisso 9900), che vado a richiamare in modo asincrono dal sistema con la riga

fs_cli -x "originate loopback/9900333123456 &echo()"

Proprio all’interno della extension, inserisco delle callback (come ulteriori extension) secondo le quali gestire i diversi casi; segue un estratto della configurazione:

<extension name="ctl_verifica">
 <condition field="destination_number" expression="^9900(\d+)$">
 <action application="set" data="continue_on_fail=true"/>
 <action application="set" data="hangup_after_bridge=true"/>
 <action application="set" data="ctl_chiamato=$1"/>
 <action application="set" data="tone_detect_hits=1"/>
 <action application="set" data="execute_on_tone_detect_1=log 1 *** ONTONEDETECT ***"/>
 <action application="set" data="execute_on_tone_detect_2=transfer ctl_tonolibero"/>
 <action application="set" data="execute_on_media_1=log 1 *** ONMEDIA ***" />
 <action application="set" data="execute_on_media_2=tone_detect tono1 425 w 0"/>
 <action application="set" data="execute_on_media_3=sched_hangup +30 alloted_timeout bleg"/>
 <action application="set" data="execute_on_answer_1=log 1 *** ONANSWER ***" />
 <action application="set" data="execute_on_answer_2=transfer ctl_risponde" />
 <action application="set" data="execute_on_ring_1=log 1 *** ONRING ***" />
 <action application="bridge" data="sofia/gateway/gw_messagenet/$1"/>
 <action application="transfer" data="ctl_inesitato" />
 <action application="log" data="1 B-leg hangup cause: ${bridge_hangup_cause}"/>
 <!--<action application="javascript" data="/opt/freeswitch/report2.js $1 ${bridge_hangup_cause}"/>-->
 </condition>
</extension>

Con la configurazione in uso, viene inoltre superato l’ostacolo della eventuale segreteria dell’operatore telefonico, contenendo le singole extension derivate il comando di hangup prima della chiusura.

Pertanto l’inconveniente relativo ad una singola chiamata è un consumo di 1 secondo nei rari casi che FreeSWITCH non riesca a terminare la chiamata, nell’istante immediatamente successivo all’avviso che introduce il servizio di voicemail dell’operatore di rete. Per evitare questo inconveniente, basta semplicemente che il servizio sia disattivo per ogni SIM della flotta.

WOFF2 e correzione di MIME Type su webserver

WOFF2 è la versione con un algoritmo di compressione aggiuntivo rispetto al Web Open Font Format di base: consente l’incorporazione delle specifiche dei caratteri e dei glifi specifici per i progetti web.

Di recente, oltre che per l’utilizzo proprio, è stata utilizzata come tecnologia alla base dei kit di icone e pittogrammi in comune uso nelle interfacce utente e per la simbologia di bottoni od azioni collegate a link.

woff2

WOFF2 ed il gap attuale

Un problema di occorrenza frequente è presente appunto nel caso di utilizzo delle tecnologie Font Awesome e simili. Quando vengono inclusi i file dei framework in modo statico all’interno di un progetto, senza quindi passare per CDN esterne, ed il webserver non ha una tabella aggiornata per l’associazione di content type, il server ritorna un errore di risorsa non esistente (il canonico errore 404 File Not Found).

Quindi qualora non sia possibile utilizzare una CDN od il progetto necessita di essere appoggiato su un server con servizio HTTP legacy, possono tornare utili le seguenti configurazioni per l’impostazione dei filtri per i tipi di file.

Soluzione per IIS

La motivazione principale che mi ha portato a raccogliere informazioni è stata quando il problema si è presentato per primo con IIS. È stato frustrante continuare a trovare segnalazioni per un file non esistente durante il debug di una app… dovuto ad un semplice gap. Ho quindi utilizzato un file web.config per Internet Information Services simile al seguente:

<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?>
<configuration>
 <system.webServer>
 <staticContent>
 <remove fileExtension=".woff2" />
 <mimeMap fileExtension=".woff2" mimeType="application/font-woff2" />
 </staticContent>
 </system.webServer>
</configuration>

Soluzione per NGINX

In NGINX (non ho verificato l’esistenza del problema), la configurazione equivalente è la seguente:

types {
    application/font-woff2  woff2;
}

Soluzione per Apache

Ecco la versione Apache per una possibile inclusione in file .htaccess (anche in questo caso non ho individuato possibili istanze problematiche, quindi si tratta di una ulteriore equivalenza):

AddType  application/font-woff2  .woff2

Versioni PHP supportate dai principali fornitori hosting e VPS

Tra gli elementi condizionanti la scelta di un particolare fornitore fornitore di servizi tipo hosting o VPS, può essere di aiuto poter conoscere in anticipo le versioni PHP dell’interprete che l’azienda mette a disposizione ai propri clienti.

Nel caso dell’utilizzo di pacchetti standard o di software che richiedono una minima personalizzazione ovvero soluzioni da poter essere installate ed eseguite “chiavi in mano”, una raccolta delle possibilità offerte dal mercato consente di semplificare e velocizzare in particolare i tempi necessari alla messa in linea dei propri progetti.

PHP_Logo

Il progetto phpversions

Il progetto phpversions, patronato da Phil Sturgeon, in estrema sintesi classifica le versioni php disponibili per i più diffusi servizi di hosting e VPS.

Per uno sviluppatore è di indubbio vantaggio poter conoscere il panorama delle versioni offerte dal mercato, riuscendo a determinare indirettamente anche la politica relativa all’aggiornamento ed la pianificazione al supporto contemporaneo di differenti versioni.

Dal punto di vista dell’azienda che offre il servizio hosting, VPS, cloud o PHPaaS che sia, questa utilità può rappresentare un’opportunità per dimostrare il proprio impegno nella fornitura di strumenti e servizi in linea con le richieste e le aspettative dei clienti, sia quelli che sono alla ricerca delle versioni di PHP più recenti verso altri ai quali può interessare il servizio che ne supporta ancora una precedente (es. per software storicizzato o in previsione di refactorying).

Extra

Allo scopo di essere utile anche oltre lo scenario dei servizi offerti da terzi, c’è uno spazio riservato anche al riepilogo delle versioni php disponibili attraverso i repositories delle principali distribuzioni Linux comunemente utilizzate in ambito web (es. CentOS, Debian, Ubuntu), comodo riferimento nel caso di amministrazione diretta delle macchine o informazioni comunque utili come comparazione tra i vendor che tendono a supportare versioni più recenti rispetto ad altri che privilegiano aggiornamenti graduali ed upgrade meno “drastici” in ottica di rilascio di lungo termine.

MSMTP: usare GMail con la funzione mail() in PHP

Questo articolo può essere applicato a differenti scenari: una installazione Linux minimale, un’istanza virtuale o contenitore che non include un MTA, incompatibilità tra differenti interpreti, un desolante messaggio nella riga di comando da console tipo

sh: 1: /usr/sbin/sendmail: not found

In aggiunta, si può avere la necessità (anche dal punto di vista della comodità o per via di esigenze legate a razionalizzazione delle risorse) di voler utilizzare un servizio esterno all’host che si occupi dell’inoltro dei messaggi di posta elettronica, sfruttando un servizio SMTP con un profilo esistente (fornito anche all’esterno della sede locale, come per es. Google Apps for Work‎ od il comune Gmail), escludendo l’opzione di installare un servizio puro superfluo o inutile su una macchina non desinata a ricevere posta.

Sintesi: il software in questione deve occuparsi di smistare messaggi di posta elettronica, rappresentando il tratto di unione tra un interpretesendmail-compatibile ed un client SMTP. Esiste di già, ed è MSMTP.

MSMTP: requisiti ed installazione

Il progetto MSMTP manutenuto da Martin Lambers è rilasciato come codice libero in licenza GPLv3: i requisiti sono ristretti ad un compilatore e le funzioni per socket tipo Berkeley. Disponibile sui repository delle maggiori distribuzioni Linux, si può comunemente lanciare

apt-get install msmtp

per l’installazione in Debian od Ubuntu, mentre per le altre in base yum tipo RHEL / CentOS

yum install msmtp

Su Apple MacOS 10, MSMTP è disponibile con la formula homebrew

brew install msmtp

La configurazione si basa su file di testo semplici, con i percorsi predefiniti per sistema su /etc/msmtprc e ~/.msmtprc per le configurazione dei singoli utenti. Sul sito di riferimento è presente la documentazione completa (in inglese) ed un file di esempio. Davvero lineare.

google-gmail

Integrazione con PHP ed uso di account Gmail

Come riportato poco prima, MSMTP è sostituibile al comando sendmail, pertanto ci si può disporre a questo tipo di configurazione creando un file in /etc/msmtprc con la configurazione di un account SMTP esistente; il software supporta il TLS, quindi l’esempio Gmail è anche un buon esercizio per verificare questa opzione.

Contenuto del file /etc/msmtprc :

# Esempio msmtprc per Gmail
# 2014 Alessio Felicioni
# fonte: http://www.alessiofelicioni.it/msmtp-gmail-funzione-mail-php/

# valori predefiniti
defaults
tls on
tls_starttls on
tls_trust_file /etc/ssl/certs/ca-certificates.crt
logfile /var/log/msmtp.log

# configurazione account
account default
host smtp.gmail.com
port 587
auth on
from utente@gmail.com
user utente@gmail.com
password La(TUA)Password_va_qui

Importante garantire che il file sia leggibile dall’utente che esegue il php via processo server (es. apache, www-data o equivalente): vale a dirsi

chown www-data /etc/msmtprc
chmod 600 /etc/msmtprc

Quindi il valore di sendmail_path in php.ini potrebbe essere sostituito con la seguente sintassi

sendmail_path = "/usr/bin/msmtp -C /etc/msmtprc -t"

MSMTP supporta anche la configurazione di account multipli anche sullo stesso file: il parametro che controlla questa opzione è -a con il significato che se invocato con valori differenti, lo smistamento avverrà attraverso profili (ed eventualmente tratte/server SMTP) differenti.

La sezione di documentazione del progetto all’indirizzo http://msmtp.sourceforge.net/documentation.html è il punto di riferimento per utilizzare al meglio il programma e ricca di esempi.

Ripristinare yum su CentOS 5, con RPM

A seguito dell’introduzione di una versione incompatibile dell’interprete python o per altri eventi che abbiano in qualche modo corrotto la corretta dimensione delle dipendenze, può essere necessario ripristinare yum su CentOS 5.

Pur non essendo nello specifico la macchina con dei servizi esposti ma facente parte di una rete attivamente utilizzata per lo sviluppo, è opportuno tornare ad avere yum in efficienza.

cat /etc/redhat-release
CentOS release 5 (Final)

Le necessità al momento non prevedono un upgrade di versione (sebbene preferibile), quindi la dimensione di intervento è quella circoscritta dal mantenersi nel perimetro di CentOS 5.

Ripristinare yum su CentOS 5, con RPM

Dove recuperare file RPM

I file rpm necessari per l’attività di ripristino di yum sono disponibili all’indirizzo http://mirror.centos.org/centos-5/5/os/i386/CentOS/ e pertanto possono essere recuperati ad esempio con wget. Nel mio caso ho recuperato la seguente lista:

python-2.4.3-56.el5.i386.rpm
python-libs-2.4.3-56.el5.i386.rpm
yum-3.2.22-40.el5.centos.noarch.rpm

Completati i download, siccome intendo forzare la sostituzione dei precedenti rpm, posso lanciare

rpm -Uvh --replacepkgs *.rpm

Non sufficiente per ripristinare yum su CentOS 5?

Tutto quanto anticipato sembrerebbe formalmente aver contribuito a sistemare l’installazione di yum per riprendere ad utilizzarlo.

Infatti

yum --version

torna la versione di yum presente e le informazioni sul parser utilizzato per comunicare con le fonti, ma già un

yum list installed

frena gli entusiasmi. Uno dei mirror è in HTTPS ed un componente python m2crypto solleva un’eccezione non gestita.

Ho individuato la soluzione riprendendo dal mirror di CentOS 5 un rpm m2crypto-0.16-9.el5.i386.rpm ed in effetti sono riuscito a superare anche l’ostacolo del repository in HTTPS.

Composer Introduzione al gestore di dipendenze per PHP

Per progetti software integranti soluzioni, librerie, classi o componenti in genere rilasciati da terze parti, inclusi i framework da poter estendere per i propri lavori, poter avere strumenti per l’organizzazione e la gestione delle dipendenze diventa di estremo supporto. Questo articolo è una sorta di “Composer Introduzione ed Esempi” per verificare alcuni possibili casi di utilizzo.

Brevemente è da citare la disponibilità di PEAR (acronimo di PHP Extension and Application Repository), ispirato da CPAN di Perl, come supporto nello svolgimento degli stessi compiti, anzi il sistema di distribuzione è davvero molto diffuso, consentendo di avere direttamente a disposizione centinaia di componenti riutilizzabili.

Logo-composer-transparent

Composer: Introduzione

Composer è un gestore di dipendenze per classi, librerie, framework e software scritto in PHP. Potendo facilitare chi ha esperienza di prodotti simili in altri linguaggi, per paragone può essere associato a quello che offre Bundler per Ruby oppure NPM per Node.js

Non essendo fornita un’interfaccia grafica con cui interagire, i comandi vengono eseguiti attraverso la linea di comando, rendendo Composer veloce e compatto per la gestione delle dipendenze e la manipolazione dei file di configurazione. Essenziale l’integrazione con Packagist una vera e propria miniera per poter sfogliare e cercare componenti direttamente installabili con comandi Composer.

Requisiti ed installazione

Il principale requisito di Composer è la presenza dell’interprete PHP versione 5.3.2 o superiore. Il progetto mette a disposizione all’indirizzohttps://getcomposer.org/installer uno script per un’istallazione di tipo predefinito, da poter passare direttamente all’interprete. L’esperienza di installazione di esaurisce in un “lampo” per esempio utilizzando i seguenti comandi in una shell Linux

curl -sS https://getcomposer.org/installer | php
mv composer.phar /usr/local/bin/composer

Per Windows, l’installazione è resa ancor più facile con il download e l’esecuzione di https://getcomposer.org/Composer-Setup.exe

Ad installazione avvenuta, è possibile verificare la versione disponibile lanciando il comando base con l’opzione V, es.

root@host:~# composer -V
Composer version 1.0-dev (4d134ce8a2aacb9566fee8deb8c514248fd2a983) 2015-04-08 13:43:49

Adesso Composer è disponibile sul sistema. In base alla cartella di lavoro, le dipendenze saranno gestibili attraverso file con sintassi JSON denominati composer.json da poter creare in maniera automatica anche con il comando composer init.

Per convenzione, la cartella vendor è delegata ad ospitare le dipendenze ed il file di autoload; quindi in progetti che adottano Composer sarà una costante poter vedere il codice seguente all’interno degli script PHP.

require 'vendor/autoload.php';

Definire le proprie dipendenze

Il metodo più semplice per compilare un file composer.json specifico è attraverso Composer stesso.

composer init

Basterà rispondere alla sequenza di domande, per ottenere lo schema desiderato. Per esempio è possibile specificare diverse opzioni in merito a versioni, dipendenze in fase sviluppo e produzione, licenze… incluso un metodo di ricerca interattivo e semplificato (es. creazione di un pacchetto fittizio company/helloworld che richiede symfony). Nel “prezzo” è incluso anche la generazione di un’anteprima:

root@host:/home/alessio# composer init 
This command will guide you through creating your composer.json config.
Package name (<vendor>/<name>) [home/alessio]: company/helloworld
Description []: Just saying hello to the world
Author: Alessio Felicioni <alessio@example.com>
Minimum Stability []:
License []: MIT
Define your dependencies.
Would you like to define your dependencies (require) interactively [yes]?Search for a package []: symfony
Found 15 packages matching symfony
 [0] symfony/symfony
 [1] symfony/console
 [2] symfony/yaml
 [3] symfony/filesystem
 [4] symfony/finder
 [5] symfony/process
 [6] symfony/translation
 [7] symfony/debug
 [8] symfony/routing
 [9] symfony/config
[10] symfony/stopwatch
[11] symfony/icu
[12] symfony/validator
[13] symfony-cmf/symfony-cmf
[14] symfony/intl
Enter package # to add, or the complete package name if it is not listed []: 0
Enter the version constraint to require (or leave blank to use the latest version) []:
Using version ~2.6 for symfony/symfony
Search for a package []:
Would you like to define your dev dependencies (require-dev) interactively [yes]?
Search for a package []: symfony
Found 15 packages matching symfony
 [0] symfony/symfony
 [1] symfony/console
 [2] symfony/yaml
 [3] symfony/filesystem
 [4] symfony/finder
 [5] symfony/process
 [6] symfony/translation
 [7] symfony/debug
 [8] symfony/routing
 [9] symfony/config
[10] symfony/stopwatch
[11] symfony/icu
[12] symfony/validator
[13] symfony-cmf/symfony-cmf
[14] symfony/intl
Enter package # to add, or the complete package name if it is not listed []: 0
Enter the version constraint to require (or leave blank to use the latest version) []:
Using version ~2.6 for symfony/symfony
Search for a package []:
{
 "name": "company/helloworld",
 "description": "Just saying hello to the world",
 "require": {
 "symfony/symfony": "~2.6"
 },
 "require-dev": {
 "symfony/symfony": "~2.6"
 },
 "license": "MIT",
 "authors": [
 {
 "name": "Alessio Felicioni",
 "email": "alessio@example.com"
 }
 ]
}
Do you confirm generation [yes]? yes
root@host:/home/alessio#

Composer per installare dipendenze

Supponiamo di aver bisogno di Twig per il nostro progetto. Sarà sufficiente lanciare

composer require "twig/twig:~1.0"

e vedere come Composer si preoccuperà di aggiornare il file JSON, recuperare le nuove dipendenze via Packagist, contrassegnare in file di lock le informazioni sulla versione installata.