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Cambio disco da PATA a SATA / Cronaca di un aggiornamento EP3

Suggerimento: l’hardware utilizzato è disponibile su Amazon.it
Convertitore adattatore da PATA a SATA

Western Digital WD3200AAJB
512MB SDRAM DIMM (168 Pin) 133Mhz PC133

Avendo a disposizione una macchina HP ePC 40 costituita da una configurazione stimata attorno all’anno 2005, ho pensato a poterla riutilizzare effettuando un cambio disco da PATA a SATA, con un incremento della RAM.

La configurazione prevista è comunque destinata ad ottenere una macchina minimale visto le caratteristiche di partenza (Pentium 4, 128 MB per ram, disco 20 GB) e soprattutto aggiornando limitatamente le risorse visto che alcuni componenti sono integrati e difficili da sostituire.

Il cambio disco da PATA a SATA

La parte principale dell’intervento riguarda la sostituzione del disco da standard parallelo a seriale; i dischi IDE sono oramai superati e sicuramente non vengono più prodotti.

La tecnologia che fa da ponte tra i due tipi di interfaccia è costituita da un convertitore, che si posiziona in corrispondenza del connettore a 40 pin presente nella scheda madre. Praticamente viene tolto il cavo piatto sostituendo questo adattatore posizionato in verticale. Per l’alimentazione si può utilizzare una combinazione di adattatori che consenta di prelevare l’alimentazione da distribuire sia all’adattatore che al disco: nella migliore delle ipotesi si può recuperare un adattatore per floppy disk, ma servirà un secondo cavo in quanto il connettore del disco SATA è differente.

Anche se lo spazio disponibile è sufficiente, è conveniente utilizzare cavi corti sia per ottimizzare il collegamento elettrico come migliorare la distribuzione dell’areazione.

Incremento della memoria

Il secondo passo è relativo all’upgrade della RAM, rispetto al valore iniziale disponibile a 128 MB. Il sistema è compatibile con moduli PC133 quindi SDRAM a 133 MHz con la possibilità di inserire due unità . Ho scelto di sostituire l’unico modulo con una coppia da 512 MB, quindi la memoria a disposizione sarà 1GB.

Anche in questo caso lo spazio a disposizione per la sostituzione è generoso, quindi l’operazione è molto semplice.

Contro: il processore a 32 bit

Essendo sconveniente il cambio della CPU, qualsiasi operazione software (avvio, sistema operativo, periferiche, programmi ed installazione di software in genere) sarà limitata all’architettura del processore esistente, ovvero a 32 bit. Nel mio caso ho scelto una versione di Linux Ubuntu compatibile, ma per altri scenari questa potrebbe essere una limitazione.

Acquistare un nuovo router ADSL / Cronaca di un aggiornamento EP2

Suggerimento: il router AVM FRITZBox 3490 è disponibile su Amazon.it

Controllando periodicamente l’efficienza del parco apparati presso i propri uffici, arriva il momento in cui è necessario acquistare un nuovo router adsl per la propria connessione.  Rispetto ad apparati per sedi aziendali o con postazioni numerose, sul mercato sono disponibili dei dispositivi con un buon livello di prestazioni a condizioni accessibili.

Motivi dell’acquisto del nuovo router adsl

La valutazione di opportunità di questo acquisto non è partita da limiti di risorse raggiunte o malfunzionamenti particolari, anche se la motivazione è connessa alla facoltà di poter scegliere gli apparati di collegamento, un argomento piuttosto attuale negli ultimi anni: tra il regolamento UE 2015/2120 che decreta la libertà per gli utenti di poter scegliere in maniera neutrale gli apparati di accesso e la prassi commerciale di rilegare il cliente con dispositivi specifici, utilizzare un modem router di proprietà è una scelta impegnativa ma indipendente.
L’argomento modem libero è in Italia oggetto di campagne di sensibilizzazione dell’opinione pubblica e materia che gli organismi governativi si stanno preparando solo di recente a recepire e codificare.

Questa premessa è stata incentivante nell’indirizzarsi verso opzioni che come esigenze vengono proposte ad un target equivalente al piccolo ufficio, quindi leggermente sopra ad esigenze domestiche medie.

Il nuovo router adsl AVM 3490: Pro e Contro

La gamma dei router adsl AVM è ampia, in questo caso complice della scelta del modello esatto è stata una promozione di un punto vendita fisico di una catena GDO specializzata in elettronica.
Preferendo quando possibile la connessione fisica ottica/rame, ero interessato alla presenza di porte gigabit ed in questo caso è presente uno switch integrato a 4 porte. Il modem ADSL oltre a supportare la versione 2 è compatibile con VDSL fino a 100 Mbit/s e la presenza di 2 porte USB consentono di condividere dischi tipo NAS ed utilizzare modem cellulari come link WAN di salvaguardia in caso di problemi o mancanza dela linea fissa.

Il fattore di forma è piuttosto largo e la superficie non consente la sovrapposizione di altri apparati: la disposizione delle porte leggermente rientrante consente una razionalizzazione dei collegamenti ma non ispezionabili col solo colpo d’occhio. Una volta acceso, un altro piccolo difetto è la mancanza di feedback di passaggio di traffico sulle interfacce: se siete abituati al lampeggìo dei led in base al passaggio dei dati rimarrete delusi dalla presenza di led permanentemente accesi.

Il software è probabilmente la differenza che segna una distanza dalle interfacce di amministrazione comunemente diffuse tra i diversi produttori ed AVM, che si intuisce già dalla panoramica presente all’accesso.

Ogni modifica o comando richiesta oltre ad essere pronta e disponibile viene immediatamente eseguita, sia che venga comandata da desktop o da terminale mobile. L’isolamento delle sezioni Internet, Rete Locale e Wireless oltre a distribuire logicamente funzioni, impostazioni e dati consente di analizzare le caratteristiche ed intervenire per ottimizzare i parametri in base alle proprie esigenze.

Ad esempio, per supporto alla risoluzione di problemi nella rete locale si può monitorare un dispositivo, conoscere la velocità di collegamento, se ci sono delle regole di mitigazione del traffico attive ed in caso di collegamenti powerline informazioni riguardanti anche le caratteristiche e la qualità del link.

Se quindi a livello hardware il FRITZbox può apparire con qualche lacuna, la parte software (che AVM identifica con FRITZos) sicuramente va oltre le aspettative.

 

Column count of mysql user is wrong: soluzione al problema

Sebbene la comparsa di nuove versioni MySQL è sempre stata contenuta, non è possibile contenere completamente disagi e comparsa di errori come Column count of mysql user is wrong o simili successivi a necessari aggiornamenti al software di database ed alle dipendenze.
L’aspetto da tenere in ulteriore considerazione è anche quello dell’esistenza di configurazioni non omogenee, quindi la libertà di poter raggiungere la propria configurazione di riferimento significa dover fare scelte differenti al momento dell’installazione e in occasione degli aggiornamenti.

Column count of mysql user is wrong: cosa fare quando compare questo errore

Perché compare l’errore Column count of mysql user is wrong

Come citato, la configurazione MySQL di un sistema è il risultato di scelte di installazione ed aggiornamento del software di database, di librerie e dipendenze, attività di migrazione da sistemi ereditati. È proprio questo ultimo scenario la combinazione più probabile che espone all’errore focalizzato in questo articolo: versioni differenti del motore MySQL introducono meccanismi diversi di privilegi e permessi, specialmente tra generazioni major distanti.

Questo problema si riesce per esempio a replicare quando dati storici non vengono esportati in uscita con mysqldump, oppure il lancio di un comando GRANT produce un errore.

Sistemare le tabelle dei privilegi per la versione corrente

MySQL mette a disposizione il programma mysql_upgrade (già mysql_fix_privileges_table ) per questo scopo.

Dopo aver salvaguardato i dati con una copia di sicurezza, è possibile lanciare tale comando come se si trattasse del programma “client” mysql ovvero:

mysql_upgrade -uroot -p

ottenendo un risultato simile al seguente

[root@carbonio ~]# mysql_upgrade -uroot -p
Enter password:
Looking for 'mysql' as: mysql
Looking for 'mysqlcheck' as: mysqlcheck
Running 'mysqlcheck'...
bh1.categorie OK
bh1.contact_requests OK
bh1.origine_dati OK
bh1.sotto_categorie OK
bh1.super_categorie OK
impiego.dump OK
impiego.offerte OK
mysql.columns_priv OK
mysql.db OK
mysql.func OK
mysql.help_category OK
mysql.help_keyword OK
mysql.help_relation OK
mysql.help_topic OK
mysql.host OK
mysql.proc OK
mysql.procs_priv OK
mysql.tables_priv OK
mysql.time_zone OK
mysql.time_zone_leap_second OK
mysql.time_zone_name OK
mysql.time_zone_transition OK
mysql.time_zone_transition_type OK
mysql.user OK
web.config OK
Running 'mysql_fix_privilege_tables'...
OK
[root@carbonio ~]#

Sono disponibili alcune direttive ulteriori per un utilizzo avanzato, consultabili attraverso il man del comando.

Acquistare un nuovo switch di rete / Cronaca di un aggiornamento EP1

Suggerimento: lo switch Netgear GSS116E è disponibile su Amazon.it

Nonostante la buona qualità e l’affidabilità degli apparati presenti, ho avuto la necessità di effettuare l’acquisto di un nuovo switch di rete per una postazione di lavoro. L’apparato presente è uno switch a 5 porte Fast Ethernet  10/100 auto MDI-X  Allied Telesyn (adesso Allies Telesys) FS705.

Pro e Contro del FS705 e motivi dell’acquisto del nuovo switch di rete

Seppur funzionante da oltre 15 anni, ho avvertito la necessità di un upgrade nel tempo principalmente  per via del numero ridotto di porte: infatti l’affiancamento anche temporaneo di nuove macchine con necessità di collegamento LAN ha richiesto permutazioni di cavi o l’introduzione di switch a cascata, sottratti da altri utilizzi; secondariamente la velocità ridotta delle porte rappresenta un debito durante i backup e i trasferimenti di file che chiedono tempi elevati.

Tuttavia l’interesse è poter mantenere molti degli altri pregi tra i quali alimentatore integrato, silenziosità, rivestimento metallico, montaggio su parete da individuare nella scelta dell’acquisto di un nuovo prodotto.

Il nuovo switch di rete: Netgear GSS116E

La scelta del GSS116E

Per la sostituzione, ho individuato come candidato il Netgear GSS116E che si rivela avere tutte le opzioni che stavo cercando ed addirittura altri vantaggi principalmente di carattere pratico.

Il passaggio generazionale da porte Fast Ethernet a Gigabit e l’aumento da 5 unità a 16 è stato davvero una svolta, con l’unico “sacrificio” visibile del raddoppio dell’ingombro.

Le altre caratteristiche che l’installazione mantiene sono il corpo esterno in metallo, l’assenza di ventoline e l’alimentatore interno: come primo bonus il cordone di alimentazione è frontale e posizionabile sia in asse che ortogonalmente rispetto  alla vista anteriore dello switch.

Un’altra qualità che ha condizionato la scelta dell’acquisto del nuovo switch di rete Netgear è quella relativa alla tecnologia di installazione che l’azienda identifica come Virtually Anywhere, che combinabile in 8 diversi scenari permette una estrema versatilità di installazione sia su superficie che attorno a cilindri tipo pali o torrette.

Il GSS116E prevede anche una gestione via web per configurare caratteristiche evolute tipo VLAN, QOS e trunking: se per il momento la configurazione di provenienza non le stava utilizzando, sicuramente potranno essere utili in una futura ottimizzazione di configurazione.

Aggiornamento di UCM6102 Grandstream IPPBX

La procedura di aggiornamento di UCM6102 (un IPPBX prodotto da Grandstream idoneo per la fascia aziendale medio-piccola) è come ogni operazione di aggiornamento di sistemi, consigliata da eseguire per motivi di sicurezza ed utile in quanto aggiunge nuove funzioni rispetto alla versione di base soprattutto per sistemi entrati in funzione da diversi mesi.

Aggiornamento di UCM6102: preparazione

Preparazione all’aggiornamento di UCM6102

Tra i primi consigli propedeutici all’attività, inserirei la pianificazione per l’esecuzione delle procedure durante orari con la minima attività telefonica (dipendente dalla tipologia di industria di riferimento dell’azienda), disporre di una penna USB per la copia delle configurazioni durante l’aggiornamento di UCM6102 ed il recupero delle immagini firmware dal sito del produttore.
Il sistema utilizzato per la supervisione può indifferentemente essere Linux/OSX/Windows, consiglio tuttavia l’impiego di un portatile ed una connessione via rame allo stesso segmento di rete dell’IPPBX: anche se superfluo scriverlo, non sono previsti riavvii da avviare manualmente durante i passaggi se non quando indicato.

Dal momento che i passaggi sono dipendenti dallo stato attuale, per l’appliance in esame la versione di partenza è la 1.0.6.10: l’informazione è visibile dalla vista di stato generale del sistema, raggiungibile dalla schermata di amministrazione.

L'aggiornamento di UCM6102 dipende dalla versione attuale

Infatti questo UCM6102 andrà aggiornato per versioni rilasciate in successione come pietre miliari; la prima verso la versione 1.0.9.97 (file Release_UCM61xx_1.0.9.97/ucm6100fw.bin).

Poi si passa alla versione 1.0.10.44 con l’uso della chiave USB, divisa tra repository vergine (prima Release_UCM61xx_1.0.10.44/ucm6100dpt.bin) in modalità di ricovero e firmware effettivo (file Release_UCM61xx_1.0.10.44/ucm6100fw.bin). Si noterà infatti nel frattempo la versione di boot incrementata rispetto al firmware.

Il recovery mode durante l'aggiornamento di UCM6102

Per individuare l’indirizzo a cui accedere per l’interfaccia di ricovero, aiutatevi leggendo l’informazione direttamente sul display dell’UCM6102.

Il firmware 1.0.10.44 caricato prima del riavvio

Solamente una volta notificato il caricamento del firmware 1.0.10.44, si può lanciare reboot.

Il passaggio verso 1.0.11.27 è ancora una volta più semplice, quindi si va a caricare il firmware (file Release_UCM61xx_1.0.11.27/ucm6100fw.bin) da Manutenzione > Aggiorna > Aggiornamento locale ed a procedura conclusa il UCM6102 sarà aggiornato all’ultima versione e con nuove funzionalità disponibili per il vostro lavoro e migliorare il servizio per i vostri clienti.

Ripristinare yum su CentOS 5, con RPM

A seguito dell’introduzione di una versione incompatibile dell’interprete python o per altri eventi che abbiano in qualche modo corrotto la corretta dimensione delle dipendenze, può essere necessario ripristinare yum su CentOS 5.

Pur non essendo nello specifico la macchina con dei servizi esposti ma facente parte di una rete attivamente utilizzata per lo sviluppo, è opportuno tornare ad avere yum in efficienza.

cat /etc/redhat-release
CentOS release 5 (Final)

Le necessità al momento non prevedono un upgrade di versione (sebbene preferibile), quindi la dimensione di intervento è quella circoscritta dal mantenersi nel perimetro di CentOS 5.

Ripristinare yum su CentOS 5, con RPM

Dove recuperare file RPM

I file rpm necessari per l’attività di ripristino di yum sono disponibili all’indirizzo http://mirror.centos.org/centos-5/5/os/i386/CentOS/ e pertanto possono essere recuperati ad esempio con wget. Nel mio caso ho recuperato la seguente lista:

python-2.4.3-56.el5.i386.rpm
python-libs-2.4.3-56.el5.i386.rpm
yum-3.2.22-40.el5.centos.noarch.rpm

Completati i download, siccome intendo forzare la sostituzione dei precedenti rpm, posso lanciare

rpm -Uvh --replacepkgs *.rpm

Non sufficiente per ripristinare yum su CentOS 5?

Tutto quanto anticipato sembrerebbe formalmente aver contribuito a sistemare l’installazione di yum per riprendere ad utilizzarlo.

Infatti

yum --version

torna la versione di yum presente e le informazioni sul parser utilizzato per comunicare con le fonti, ma già un

yum list installed

frena gli entusiasmi. Uno dei mirror è in HTTPS ed un componente python m2crypto solleva un’eccezione non gestita.

Ho individuato la soluzione riprendendo dal mirror di CentOS 5 un rpm m2crypto-0.16-9.el5.i386.rpm ed in effetti sono riuscito a superare anche l’ostacolo del repository in HTTPS.