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Acquistare un nuovo switch di rete / Cronaca di un aggiornamento EP1

Suggerimento: lo switch Netgear GSS116E è disponibile su Amazon.it

Nonostante la buona qualità e l’affidabilità degli apparati presenti, ho avuto la necessità di effettuare l’acquisto di un nuovo switch di rete per una postazione di lavoro. L’apparato presente è uno switch a 5 porte Fast Ethernet  10/100 auto MDI-X  Allied Telesyn (adesso Allies Telesys) FS705.

Pro e Contro del FS705 e motivi dell’acquisto del nuovo switch di rete

Seppur funzionante da oltre 15 anni, ho avvertito la necessità di un upgrade nel tempo principalmente  per via del numero ridotto di porte: infatti l’affiancamento anche temporaneo di nuove macchine con necessità di collegamento LAN ha richiesto permutazioni di cavi o l’introduzione di switch a cascata, sottratti da altri utilizzi; secondariamente la velocità ridotta delle porte rappresenta un debito durante i backup e i trasferimenti di file che chiedono tempi elevati.

Tuttavia l’interesse è poter mantenere molti degli altri pregi tra i quali alimentatore integrato, silenziosità, rivestimento metallico, montaggio su parete da individuare nella scelta dell’acquisto di un nuovo prodotto.

Il nuovo switch di rete: Netgear GSS116E

La scelta del GSS116E

Per la sostituzione, ho individuato come candidato il Netgear GSS116E che si rivela avere tutte le opzioni che stavo cercando ed addirittura altri vantaggi principalmente di carattere pratico.

Il passaggio generazionale da porte Fast Ethernet a Gigabit e l’aumento da 5 unità a 16 è stato davvero una svolta, con l’unico “sacrificio” visibile del raddoppio dell’ingombro.

Le altre caratteristiche che l’installazione mantiene sono il corpo esterno in metallo, l’assenza di ventoline e l’alimentatore interno: come primo bonus il cordone di alimentazione è frontale e posizionabile sia in asse che ortogonalmente rispetto  alla vista anteriore dello switch.

Un’altra qualità che ha condizionato la scelta dell’acquisto del nuovo switch di rete Netgear è quella relativa alla tecnologia di installazione che l’azienda identifica come Virtually Anywhere, che combinabile in 8 diversi scenari permette una estrema versatilità di installazione sia su superficie che attorno a cilindri tipo pali o torrette.

Il GSS116E prevede anche una gestione via web per configurare caratteristiche evolute tipo VLAN, QOS e trunking: se per il momento la configurazione di provenienza non le stava utilizzando, sicuramente potranno essere utili in una futura ottimizzazione di configurazione.

Aggiornamento di UCM6102 Grandstream IPPBX

La procedura di aggiornamento di UCM6102 (un IPPBX prodotto da Grandstream idoneo per la fascia aziendale medio-piccola) è come ogni operazione di aggiornamento di sistemi, consigliata da eseguire per motivi di sicurezza ed utile in quanto aggiunge nuove funzioni rispetto alla versione di base soprattutto per sistemi entrati in funzione da diversi mesi.

Aggiornamento di UCM6102: preparazione

Preparazione all’aggiornamento di UCM6102

Tra i primi consigli propedeutici all’attività, inserirei la pianificazione per l’esecuzione delle procedure durante orari con la minima attività telefonica (dipendente dalla tipologia di industria di riferimento dell’azienda), disporre di una penna USB per la copia delle configurazioni durante l’aggiornamento di UCM6102 ed il recupero delle immagini firmware dal sito del produttore.
Il sistema utilizzato per la supervisione può indifferentemente essere Linux/OSX/Windows, consiglio tuttavia l’impiego di un portatile ed una connessione via rame allo stesso segmento di rete dell’IPPBX: anche se superfluo scriverlo, non sono previsti riavvii da avviare manualmente durante i passaggi se non quando indicato.

Dal momento che i passaggi sono dipendenti dallo stato attuale, per l’appliance in esame la versione di partenza è la 1.0.6.10: l’informazione è visibile dalla vista di stato generale del sistema, raggiungibile dalla schermata di amministrazione.

L'aggiornamento di UCM6102 dipende dalla versione attuale

Infatti questo UCM6102 andrà aggiornato per versioni rilasciate in successione come pietre miliari; la prima verso la versione 1.0.9.97 (file Release_UCM61xx_1.0.9.97/ucm6100fw.bin).

Poi si passa alla versione 1.0.10.44 con l’uso della chiave USB, divisa tra repository vergine (prima Release_UCM61xx_1.0.10.44/ucm6100dpt.bin) in modalità di ricovero e firmware effettivo (file Release_UCM61xx_1.0.10.44/ucm6100fw.bin). Si noterà infatti nel frattempo la versione di boot incrementata rispetto al firmware.

Il recovery mode durante l'aggiornamento di UCM6102

Per individuare l’indirizzo a cui accedere per l’interfaccia di ricovero, aiutatevi leggendo l’informazione direttamente sul display dell’UCM6102.

Il firmware 1.0.10.44 caricato prima del riavvio

Solamente una volta notificato il caricamento del firmware 1.0.10.44, si può lanciare reboot.

Il passaggio verso 1.0.11.27 è ancora una volta più semplice, quindi si va a caricare il firmware (file Release_UCM61xx_1.0.11.27/ucm6100fw.bin) da Manutenzione > Aggiorna > Aggiornamento locale ed a procedura conclusa il UCM6102 sarà aggiornato all’ultima versione e con nuove funzionalità disponibili per il vostro lavoro e migliorare il servizio per i vostri clienti.

Ripristinare yum su CentOS 5, con RPM

A seguito dell’introduzione di una versione incompatibile dell’interprete python o per altri eventi che abbiano in qualche modo corrotto la corretta dimensione delle dipendenze, può essere necessario ripristinare yum su CentOS 5.

Pur non essendo nello specifico la macchina con dei servizi esposti ma facente parte di una rete attivamente utilizzata per lo sviluppo, è opportuno tornare ad avere yum in efficienza.

cat /etc/redhat-release
CentOS release 5 (Final)

Le necessità al momento non prevedono un upgrade di versione (sebbene preferibile), quindi la dimensione di intervento è quella circoscritta dal mantenersi nel perimetro di CentOS 5.

Ripristinare yum su CentOS 5, con RPM

Dove recuperare file RPM

I file rpm necessari per l’attività di ripristino di yum sono disponibili all’indirizzo http://mirror.centos.org/centos-5/5/os/i386/CentOS/ e pertanto possono essere recuperati ad esempio con wget. Nel mio caso ho recuperato la seguente lista:

python-2.4.3-56.el5.i386.rpm
python-libs-2.4.3-56.el5.i386.rpm
yum-3.2.22-40.el5.centos.noarch.rpm

Completati i download, siccome intendo forzare la sostituzione dei precedenti rpm, posso lanciare

rpm -Uvh --replacepkgs *.rpm

Non sufficiente per ripristinare yum su CentOS 5?

Tutto quanto anticipato sembrerebbe formalmente aver contribuito a sistemare l’installazione di yum per riprendere ad utilizzarlo.

Infatti

yum --version

torna la versione di yum presente e le informazioni sul parser utilizzato per comunicare con le fonti, ma già un

yum list installed

frena gli entusiasmi. Uno dei mirror è in HTTPS ed un componente python m2crypto solleva un’eccezione non gestita.

Ho individuato la soluzione riprendendo dal mirror di CentOS 5 un rpm m2crypto-0.16-9.el5.i386.rpm ed in effetti sono riuscito a superare anche l’ostacolo del repository in HTTPS.